brand identity Archivi - Sara Bardelli Architetto
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Professionalità vuol dire per forza distacco?

La mia risposta è no, ma.

Mi spiego meglio.

Quando rispondo al telefono e mi viene dato del Tu (solo perché sono una donna) mi indispettisco un po’, semplicemente perché quando sono io a chiamare un perfetto sconosciuto gli do del Lei. Si chiama educazione. Poi, quando le circostanze lo consentono -e capita molto spesso- sono la prima a chiedere di darsi del Tu. È più semplice, si tribola di meno e si riesce benissimo a parlare di lavoro con la giusta dose di professionalità (e di leggerezza).

Poi però c’è un aneddoto che devo raccontare.

Diversi anni fa avevo l’abbonamento a un software per la contabilità di cantiere: un software noioso e antipatico, che serviva a svolgere calcoli noiosi e antipatici. Un bel giorno questa casa editrice decise di dare una svolta ironica al proprio parco prodotti e cambiò i nomi dei software sostituendoli coi nomi dei Sette Nani. Giuro che non è uno scherzo. Naturalmente il software rimase più o meno lo stesso (noioso e antipatico), ma doversi vergognare di avviarlo davanti a un cliente per il nome imbarazzante che aveva fu fatale: ciao ciao e passai alla concorrenza.

Qual è il punto? L’adeguatezza. Il nome dei Sette Nani non era adeguato a dei software per i cantieri o per la progettazione degli impianti, c’è poco da fare. Va bene tutto: va bene darsi del Tu, va bene presentarsi in modo originale, va bene distinguersi ma va meglio essere sempre e comunque appropriati alla circostanza. Nella costruzione dell’immagine di un’azienda non si può scivolare nell’errore di essere in-pertinenti. Millantare di essere qualcun altro sarebbe peggio, d’accordo, ma dare un’immagine sballata di sé è rischiosissimo. Sbagliare il tone of voice, cambiarlo in modo così drastico senza valutarne le conseguenze può fare seri danni. Non a caso esistono professionisti che aiutano le aziende a cercare proprio il tone of voice giusto in base al target e a tanti altri parametri importanti.

Quindi come si fa? Si affronta la costruzione del brand in modo strategico, con un progetto serio (anche quando ironico -vedi Taffo) e con la consapevolezza di dover intraprendere un percorso lungo, interdisciplinare e ricco di ostacoli, del quale solo l’utente finale potrà giudicare la buona riuscita.

Stile Coerenza

Stile e coerenza: le parole chiave per l’immagine di un’attività

Lo stile è tutto il complesso di elementi che caratterizzano qualcosa. Sembra semplice detta così. Eppure, avere un proprio stile è una delle conquiste più difficili e una delle più alte ambizioni per un brand, per un’attività commerciale, per un professionista.

Per sperare di costruirsi un proprio stile occorre innanzi tutto avere chiaro il percorso da fare. Partire da un’idea, valutarne la fattibilità, individuarne il target, progettarne l’immagine, posizionarla nel mercato, promuoverla nei giusti canali. La progettazione dell’immagine sta nel mezzo: è un cardine intorno al quale ruota tutto il resto e dal quale dipende gran parte del successo di un’idea. La costruzione dello stile, dunque, è un momento cruciale del percorso ed è essa stessa un percorso nel quale non sono ammessi inciampi o scivoloni.

Lo stile è il modo di esprimersi del tuo brand: è la tua individualità, è il tuo segno distintivo. Deve essere memorabile e diretto, deve essere costante nel tempo o, in alcuni casi, deve riuscire a modificarsi rimanendo riconoscibile. Deve essere coerente. La coerenza è la connessione interna fra le parti, è la concordanza fra quello che dici e quello che fai, è l’assiduità con cui batti sempre sugli stessi punti, è la capacità di non contraddirti.