Il logo per Riccardo mi ha fatta tribolare non poco. Dal brief sono venute fuori una serie di esigenze davvero difficili da conciliare. Il logo doveva comunicare un concetto molto ampio, dovendo rappresentare uno chef freelance, consulente per attività di ristorazione, docente di cucina eccetera eccetera.
Concentrandomi su “consulente” è venuta fuori l’idea del classico monogramma, ma mi sembrava poco caratterizzante in questo caso. Ho fatto qualche tentativo di studio delle iniziali ma senza ottenere una bozza convincente.
Nella peggiore delle ipotesi avrei potuto disegnare uno di quei loghi vaghi con frecce, archi, virgole o altri simboli che vorrebbero -ma non possono- essere memorabili: altra idea scartata.
Proseguendo poi sul concetto di cucina, sono venuti fuori tutti i cliché tipici dell’argomento: posate, mestoli, padelle, cappelli da cuoco e via dicendo. Già visti e poco centrati. Scartati.
Qui si trattava di affrontare un tema più complesso: l’unione di più competenze e la somma di tanti piccoli interventi per realizzare l’obiettivo del cliente e del suo lavoro, ovvero far funzionare un’attività che ha a che fare con la cucina. Un ristorante, un hotel, una tavola calda, e così via.
E quindi mi sono concentrata sui concetti di sovrapposizione, somma, fusione. Ho lavorato sulla forma elementare del cerchio per astrarre il più possibile il concetto, fino a capire che dovevo comunque cercare una soluzione “leggermente più figurativa”, più diretta ma sempre concettuale. Il cerchio è diventato un piatto, ma per sottolineare la sovrapposizione ho cambiato prospettiva e l’ho disposto di fianco anziché dall’alto. Così, dopo varie prove sono nati i piatti sovrapposti: partono sbiaditi e traballanti per terminare comodi e sicuri, neri e stabili. Lavorando sulle geometrie e correggendo l’effetto ottico che, inscrivendo i piatti in un quadrato, li avrebbe fatti percepire inscritti in un rettangolo allungato, sono arrivata alla versione definitiva.
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